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UOSD CARDIOLOGIA RIABILITATIVA E INTENSITA' INTERMEDIA

Dott. Gian Francesco Mureddu



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0677055907
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San Giovanni Corpo B Piano 2
Riabilitazione cardiologica degenziale e ambulatoriale per pazienti nella fase post acuta di scompenso cardiaco, infarto miocardico o intervento cardiochirurgico.
Day Hospital della riabilitazione cardiologica.
Ambulatorio di riabilitazione cardiologica. Ambulatorio dello scompenso cardiaco. Consulenze presso l'Oncologia e l'Ematologia. Consulenze di preospedalizzazione.
Medici: Emilio Cicone, Gianpiera De Santis, Maria Elena Lombardi, Roberto Luongo, Nicoletta Pagnoni
Coordinatore Infermieristico:  Stefano Bizzocchi

Orario Visite

Tutti i giorni dalle 18.30 alle 19.30; giorni festivi anche dalle 12.30 alle 13.30.
Durante l'emergenza COVID l'orario di ingresso visitatori potrebbe subire variazioni. Per ulteriori informazioni, consultare le ultime notizie sul sito o contattare l'URP.  La visita ad un degente potrà subire variazioni, a giudizio del responsabile medico o infermieristico presente, per tener conto di specifiche condizioni del paziente stesso o di esigenze assistenziali improcrastinabili nella camera di degenza o nel reparto. I familiari/visitatori sono inoltre tenuti ad uscire momentaneamente dalla stanza di degenza durante lo svolgimento di attività medico-infermieristiche che vi si rendano necessarie nell'arco dell'orario indicato. 

Orario Colloqui

Lunedì, mercoledì e venerdì dalle 13.00 alle 14.00 al numero 06.7705.1227
(in alternativa o per necessità di informazioni urgenti: 06.7705.5975)


Accesso

VISITE SPECIALISTICHE AMBULATORIALI ED ESAMI DIAGNOSTICO STRUMENTALI (PAGINA IN RIFACIMENTO) Per accedere alla prima visita specialistica presso l'ambulatorio dedicato, e' necessario prenotarsi contattando il CUP regionale al numero 06 9939, muniti di richiesta SSN del proprio medico di base o di un medico specialista. Le visite di controllo, successive alla prima, possono essere prenotate direttamente presso gli sportelli del CUP aziendale.

Missione della Cardiologia Riabilitativa

Intervista Nuovo Corriere di Roma
Dott. Gian Francesco Mureddu

Responsabile UOSD Cardiologia Riabilitativa e Intensità Intermedia
Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata, Roma



Che cos'è la Cardiologia Riabilitativa?
Ricordiamo che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte e di disabilità nel nostro Paese e in tutto il mondo sviluppato. Il loro assorbimento di risorse economico-sanitarie, è legato principalmente alle ospedalizzazioni ripetute, ne fa anche la principale fonte di spesa sanitaria. La Cardiologia Preventiva e Riabilitativa (CPR), ha l'obiettivo di migliorare la qualità di vita e la prognosi dei pazienti mediante la prosecuzione della stratificazione prognostica, la stabilizzazione clinica, l'ottimizzazione della terapia farmacologica e non, la gestione delle comorbilità, il trattamento delle disabilità, la prosecuzione e il rinforzo degli interventi di prevenzione secondaria e il mantenimento dell'aderenza alla terapia. I risultati dell'intervento riabilitativo si traducono in un miglioramento della prognosi cioè dell'aspettativa di vita oltre i migliori trattamenti farmacologici e interventistici. La Cardiologia Preventiva e Riabilitativa è riconosciuta come la modalità più appropriata per la gestione globale del paziente cardiopatico in fase post-acuta e cronica e, in particolare, costituisce il modello più efficace e costo-efficace per la realizzazione concreta dei programmi di prevenzione secondaria, ovvero quell'insieme di interventi farmacologici e non famacologici (questi ultimi volti alla modifica degli stili di vita, che consentono di ridurre il rischio di nuovi eventi clinici nei pazienti cardiopatici.

Quali sono i pazienti che si rivolgono a voi?
Un accesso in cardiologia riabilitativa è appropriato per i pazienti dopo sindrome coronarica acuta, scompenso cardiaco post acuto o cronico riacutizzato, per pazienti post- intervento di cardiochirurgia o di chirurgia vascolare, ma anche per i pazienti con altra cardiopatia stabile, vasculopatia periferica ed in coloro che sono stati sottoposti ad interventistica coronarica (l'angioplastica coronarica) o non coronarica. Tra questi ultimi ad esempio pazienti che vengono sottoposti a sostituzione della valvola aortica transcutanea, la cosiddetta TAVI o a clip della valvola Mitrale per insufficienza valvolare grave refrattaria alla sola terapia medica. 
Occorre sottolineare che i cardiologi che si occupano di prevenzione e riabilitazione hanno a che fare con pazienti a rischio cardiovascolare molto elevato. Questo rischio rimane elevato nel tempo. Per fare un esempio se una persona ha già avuto un infarto o un ictus, se ha il diabete o una malattia in altri distretti vascolari ad esempio la carotide o gli arti inferiori, il rischio di rientrare in ospedale una seconda volta per un nuovo evento clinico è molto alta. Questo è un dato che si ripete sia negli studi epidemiologici (nei registri di paesi come la Svezia e gli Stati Uniti), sia in studi d'intervento nei quali i pazienti selezionati vengono trattati con farmaci molto potenti e anche innovativi, ma nonostante queste possibilità terapeutiche, il loro rischio si riduce ma non si annulla. Un'altra fonte informativa molto importante viene dai dati amministrativi. L'Associazione Nazionale di Cardiologia Clinica Preventiva e Riabilitativa ed Istituto Superiore di Sanità hanno condotto uno studio osservazionale analizzando le schede di dimissione ospedaliera (SDO) dell'intero Paese, dimostrando che i pazienti infartuati hanno un rischio molto elevato, quasi del 50% di rientrare in ospedale nei 5 anni successivi e questo andamento non si riduce affatto nel tempo. Quindi è molto importante curare i nostri pazienti cardiopatici, presto, bene e a lungo, assicurandoci che siano assolutamente aderenti alle terapie prescritte. Gli studi scientifici ci dicono che i pazienti che accedono alla riabilitazione cardiologica dopo la fase acuta, sono un gruppo di fortunati. Infatti chi accede alla cardiologia riabilitativa riduce la mortalità.

La prevenzione farmacologica quanto è importante? a chi si rivolge?
La prevenzione farmacologica è molto importante. Attualmente abbiamo molti farmaci cardioprotettivi, chiamiamoli "salvacuore", cioè terapie che garantiscono un miglioramento della prognosi (prolungano la vita). Purtroppo assistiamo in tutto il mondo alla riduzione dell'aderenza alla terapia nel tempo. Noi sappiamo, grazie a studi scientifici, che la sospensione o anche la riduzione del dosaggio di questi farmaci ha un effetto drammatico sulla salute e sulla stessa sopravvivenza dei pazienti. Parliamo di farmaci come i beta-bloccanti, l'aspirina o altri antiaggreganti piastrinici e soprattutto le statine, cioè i farmaci che salvano la vita abbassando i livelli di colesterolo e funzionando da stabilizzatori dell'aterosclerosi. Ma anche gli anticoagulanti, che proteggono dal rischio cardio-embolico (ictus) e alcuni farmaci che agiscono migliorando la funzione del cuore scompensato (ACE-inibitori o inibitori recettoriali dell'angiotensina II). Bisogna dire che in aggiunta a questi farmaci, ciascuno dei quali conduce ad una riduzione di circa il 20-25% degli eventi successivi, oggi abbiamo la possibilità di somministrare molecole di nuova concezione che migliorano ulteriormente l'attesa di vita soprattutto nei pazienti più gravi o esposti. Esistono anche delle terapie per così dire "innovative". Tra queste gli anticorpi monoclonali inibitori di una proteina epatica (PCSK9) che favoriscono la riduzione del colesterolo LDL (il colesterolo cattivo) determinando una sostanziale e parallela riduzione dei nuovi infarti. La combinazione di due farmaci inibitori del recettore dell'angiotensina II e della neprilisina (sacubitril-valsartan) che agisce sui sistemi neuro-ormonali) nello scompenso cardiaco. Recentemente anche un strategia terapeutica che prevede l'aspirina e piccole dosi di anticoagulante orale di nuova generazione si è rivelata efficace nel migliorare la sopravvivenza anche dopo 7-10 anni dall'infarto acuto o nei pazienti con vasculopatia periferica.

C'è anche una prevenzione non farmacologica? a chi si rivolge?
La prevenzione non farmacologica è altrettanto importante ed il ruolo della cardiologia riabilitativa è centrale soprattutto in questo caso. Perché? Perché nelle cardiologie riabilitative si trovano medici competenti nel gestire le moderne strategie di prevenzione, c'è a disposizione il tempo necessario affinché vengano recepiti dai pazienti i messaggi sull'importanza di adottare stili di vita corretti (alimentazione, fumo) ma soprattutto viene prescritto e s'inizia l'esercizio fisico, o meglio il training fisico che è il primo intervento che controbilancia gli effetti negativi dell'aterosclerosi. L'esercizio fisico è paragonabile ad un farmaco di prima fascia (classe IA), un farmaco salvavita e non dovrebbe essere negato a nessun paziente che ne abbia indicazione. È importante rimarcare, che la Cardiologia Riabilitativa è caratterizzata da un il team multidisciplinare (infermiere, fisioterapista, dietista, psicologo) coordinato da uno specialista in cardiologia, che garantisce un percorso armonico e la continuità assistenziale al paziente cronico. 


C'è un aumento della prospettiva e di qualità di vita?
Come detto in precedenza l'intervento di cardiologia riabilitativa migliora la prognosi, ovvero la sopravvivenza e la qualità della vita. Questo è dimostrato sia per i pazienti con cardiopatia ischemica che in quelli con scompenso cardiaco. Le linee guida scientifiche di riferimento dell'European Society of Cardiology indicano la cardiologia riabilitativa come intervento di importanza primaria, irrinunciabile (classe I, livello di evidenza A) in questo tipo di pazienti. In altre parole, la non prescrizione della riabilitazione cardiologica deve avere un motivo molto valido perché nega la pari opportunità di cura. Occorre pertanto agevolare l'accesso alle cure riabilitative per tutti i pazienti ad alto rischio evitando che vi siano preclusioni e discriminazione.

Avete dei percorsi di telemedicina e di teleconsulto?
La nostra UOSD prevede percorsi ambulatoriali "in presenza" per i pazienti più gravi e fragili o con meno capacità di acculturamento digitale. In particolare il ciclo riabilitativo, ovvero il training fisico è condotto in presenza, al di là della prescrizione dell'esercizio fisico che viene fatta a tutti pazienti cardiopatici. Un sottogruppo di pazienti cardiopatici può essere invece seguito sia con la telemedicina, altri con il semplice teleconsulto. La UOSD di cardiologia Riabilitativa e Intensità Intermedia dell'ospedale san Giovanni-Addolorata ha un collegamento funzionale con il Servizio di Telemedicina e con il servizio di teleconsulto del Dipartimento Cardiovascolare, per queste attività.


Chi può essere seguito in questo modo?
I pazienti con scompenso cardiaco cronico grave che presentano un rischio molto elevato sia di instabilizzazione clinica che di aritmie potenzialmente fatali, vengono indirizzati in dimissione, contestualmente al percorso riabilitativo ambulatoriale, al servizio di Telemedicina ospedaliero. In questa sede in paziente viene preso in carico da personale dedicato e dotato di apparecchi in grado di registrare l'elettrocardiogramma. I dati salienti dei pazienti (peso, pressione arteriosa, frequenza cardiaca e appunto l'ECG, oltre alle analisi ematochimiche quando richieste) vengono registrati in un sistema dedicato ed il paziente co-gestito dal cardiologo insieme al personale dedicato della telemedicina. 
Una seconda tipologia di paziente, giovane, a basso rischio perché con infarto non complicato e trattato in genere con angioplastica coronarica presto e con successo, può essere inviato al semplice teleconsulto. In questo caso, attraverso una piattaforma dedicata, il cardiologo potrà "seguire" il paziente da remoto, verificando, attraverso gli accertamenti clinici e l'esito delle analisi richieste che vengono caricate sulla piattaforma informatica, l'avvenuto raggiungimento del controllo dei fattori di rischio e l'aderenza alla terapia e decidendo la necessità di proseguire il follow-up a distanza ovvero di vedere il paziente a visita.